newsroom

Tra luce, temperatura e performance

La muta è un processo complesso che impatta anche sulla performance e richiede scelte gestionali basate su fondamenti scientifici

course-details

La transizione climatica tra l'inverno e la primavera rappresenta una fase critica che richiede una revisione sistematica dei protocolli gestionali e atletici del cavallo.

Un approccio scientificamente fondato deve necessariamente considerare che l'intervallo di termoneutralità del cavallo differisce in modo sostanziale da quello umano. La ricerca identifica la temperatura ambientale di comfort per un cavallo adulto in buone condizioni di salute intorno ai 10 °C, con un range che si estende tra -15 °C e +25 °C. Pertanto, la determinazione del fabbisogno di protezione termica deve basarsi su parametri oggettivi e non sulla percezione soggettiva del proprietario o del cavaliere.

Il fattore luce

La muta del mantello invernale nel cavallo non è scatenata dal freddo o dal caldo, come si potrebbe istintivamente pensare, ma dalla variazione della luce diurna. È la lunghezza del giorno - e soprattutto della notte - il vero orologio biologico che governa questo processo.

Quando le notti si allungano in autunno, l'occhio del cavallo registra questa variazione e invia un segnale al cervello, che risponde aumentando la produzione di melatonina, il cosiddetto "ormone del buio". Alti livelli di melatonina comunicano all'organismo che è inverno, favorendo la crescita del mantello folto. Con l'arrivo della primavera, le notti si accorciano, la melatonina cala e - attraverso una catena ormonale - si innesca la muta. Il mantello invernale cade e lascia posto a quello estivo.

Questo spiega anche un fenomeno ben noto a chi gestisce i cavalli in scuderia. I soggetti esposti a illuminazione artificiale prolungata tendono a mutare prima, perché il loro cervello "crede" che la primavera sia già arrivata.

Quando la cura è troppa

La temperatura, pur non essendo il fattore scatenante, può esercitare un'influenza secondaria, accelerando o rallentando leggermente il processo una volta che il segnale luminoso è partito. Ed è proprio qui che entra in gioco uno degli errori gestionali più comuni e più difficili da riconoscere, perché nasce da un impulso comprensibile: la premura verso il proprio animale.

Coprire il cavallo per mesi interi non è sempre un atto di cura, può diventare un'interferenza. La pelle del cavallo è disseminata di termorecettori che misurano continuamente la temperatura superficiale e contribuiscono a regolare la muta. Un mantello tenuto artificialmente al caldo da una coperta "informa" il corpo che non c'è ancora bisogno di cambiare pelo, rallentando un processo che la natura aveva già avviato. Il paradosso è che il cavallo coperto per eccesso di premura rischia di arrivare alla bella stagione ancora con un manto parzialmente invernale.

Il grooming

Il governo della mano, ovvero la spazzolatura quotidiana, non è una questione di pulizia o di presentazione. Un grooming profondo e regolare - con striglia e brusca - stimola il microcircolo cutaneo, favorisce la distribuzione del sebo, il film lipidico naturale che protegge e nutre il pelo, e accelera meccanicamente la caduta del pelo morto che il corpo ha già lasciato andare ma che resta intrappolato nel mantello.

Qualità, non velocità

L'integrazione alimentare mirata - a base di biotina, metionina, zinco e acidi grassi omega-3 - può migliorare concretamente la qualità del nuovo mantello in crescita, rendendolo più lucido, più resistente e più uniforme. Ma è importante essere chiari su che cosa i mangimi complementari possono e non possono fare. Agiscono, infatti, sulla qualità, non sulla velocità del processo. Chi supporta il proprio cavallo con mangimi complementari di qualità vedrà certamente i risultati ma solo a muta completata.

La muta e la performance

C'è un aspetto, poi, che spesso sfugge anche ai più attenti. Durante la muta, il cavallo affronta un lavoro biologico tutt'altro che trascurabile. Rinnovare l'intero mantello è un processo energeticamente oneroso e non è raro osservare in questo periodo una lieve flessione della brillantezza atletica, una maggiore tendenza alla sudorazione e un recupero leggermente più lento dopo lo sforzo.

Non si tratta di patologia ma di fisiologia. Il corpo ha semplicemente due cantieri aperti contemporaneamente. Adattare il piano di allenamento in questa fase, riducendo i carichi più intensi o allungando i tempi di recupero, è un segno di attenzione e comprensione del cavallo. Anche se gli impegni della primavera premono alle porte.