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La pelle non racconta tutta la verità

L’osservazione delle lesioni della cute e il ricorso a esami mirati sono essenziali per individuare la vera causa di prurito, perdita di pelo, gonfiori e croste

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Prurito, perdita di pelo, gonfiori e croste sono manifestazioni frequenti negli equidi. Alcune forme peggiorano nelle stagioni ricche di insetti mentre altre sono favorite dal mantello invernale o dall’umidità. Questi segni, da soli, non identificano una specifica malattia. Patologie parassitarie, infettive, allergiche, endocrine e neoplastiche possono infatti produrre quadri in parte sovrapponibili. Per questo l’osservazione tempestiva delle lesioni e il ricorso a esami mirati sono essenziali per individuare la causa ed evitare trattamenti empirici che rischiano di modificare il quadro clinico senza risolvere il problema.

Dermatite non basta a dire la causa

La cute costituisce una barriera fisica e immunologica nei confronti dell’ambiente, partecipa alla termoregolazione e protegge i tessuti sottostanti da traumi, agenti chimici e microrganismi. La sua esposizione rende però frequenti abrasioni, ferite, irritazioni da contatto e alterazioni legate a umidità, sudore o sfregamento.

Il termine dermatite indica uno stato infiammatorio della cute, ma non chiarisce se, all’origine, vi siano batteri, funghi, parassiti, allergeni, traumi o malattie sistemiche. La cute dispone, infatti, di un numero limitato di modalità di risposta e cause differenti possono pertanto manifestarsi con segni simili.

Con il progredire della malattia, le lesioni iniziali vengono spesso alterate dal grattamento, dallo sfregamento, dai morsi e dalle infezioni secondarie. Diventa così più difficile distinguere la patologia primaria dalle conseguenze dell’autotraumatismo. La diagnosi dermatologica, quindi, non può basarsi unicamente sull’aspetto della lesione e richiede, da parte del medico veterinario, anamnesi, esame clinico ed eventuali test di laboratorio. Tra gli accertamenti disponibili rientrano esame microscopico dei peli e dei raschiati cutanei, citologia, colture batteriche o fungine, test molecolari e biopsia cutanea. La scelta dipende dal sospetto diagnostico e, in alcuni casi, sono necessarie valutazioni ripetute o più tipi di esame.

Il prurito tra allergie e parassiti

Un cavallo che si gratta occasionalmente non è per principio malato. Il comportamento diventa significativo quando l’azione diviene insistente, interrompe il riposo o l’alimentazione oppure provoca l’indebolimento dei peli ed escoriazioni sino al sanguinamento. Localizzazione, intensità e stagionalità forniscono informazioni importanti.

Tra le cause più comuni del prurito stagionale rientra l’ipersensibilità alle punture di insetti, in particolare dei moscerini del genere Culicoides. Nei soggetti predisposti, le proteine contenute nella saliva degli insetti innescano una risposta allergica che può interessare criniera, base della coda, dorso, addome, testa e orecchie. La distribuzione varia anche in funzione della specie di insetto coinvolta. Non esiste una cura risolutiva che garantisca la scomparsa permanente dell’ipersensibilità ma i sintomi possono essere controllati con una gestione continuativa e terapie veterinarie mirate. Il cardine rimane la riduzione dell’esposizione agli insetti, attraverso controllo ambientale, protezioni fisiche e ricovero nelle fasce orarie di maggiore attività delle specie responsabili.

Anche gli ectoparassiti devono essere presi in considerazione. Nel cavallo si possono riscontrare pidocchi con abitudini masticatorie, oppure ematofagi. Le infestazioni sono favorite dal mantello invernale, dal pelo lungo, dall’elevata densità degli animali e da condizioni generali o gestionali non ottimali. Pidocchi e lendini possono essere individuati abbastanza facilmente alla base dei peli separandoli accuratamente, ma il trattamento deve essere scelto dal veterinario, che lo eseguirà tenendo conto dei soggetti conviventi e del ciclo biologico del parassita.

Gli acari responsabili delle rogne richiedono invece, per essere identificati, un esame microscopico. La rogna corioptica interessa soprattutto la parte distale degli arti ed è più frequente nei cavalli con abbondante pelo ai pastorali. Può causare prurito, croste, ispessimento cutaneo e comportamenti come mordere gli arti o battere ripetutamente i piedi. L’intensità dei sintomi, da sola, non permette di quantificare l’infestazione. L’esame di raschiati superficiali o di altri campioni può consentire l’identificazione degli acari e aiutare a distinguere la parassitosi da condizioni patologiche simili.

Le allergie ambientali possono produrre prurito e orticaria così come gli alimenti possono scatenare reazioni il cui ruolo nelle dermatiti pruriginose del cavallo è di più difficile definizione. Il sospetto deve essere valutato dal veterinario sulla base dell’anamnesi e della ricerca delle altre possibili cause, senza attribuire automaticamente il problema alla composizione della razione alimentare.

Croste ed essudato non significano sempre la stessa cosa

Una crosta è un accumulo di essudato essiccato che può contenere siero, sangue, pus, cellule, detriti aderenti alla superficie cutanea e i peli che possono rimanervi inglobati.

La dermatofilosi è sostenuta da un ceppo batterico del genere Dermatophilus ed è favorita dalla persistenza di umidità nel mantello e dalla compromissione dell’integrità della barriera cutanea. Può provocare ciuffi di pelo agglutinato e croste aderenti soprattutto sul dorso e nelle zone maggiormente esposte alla pioggia. La diagnosi può essere confermata mediante citologia, coltura o biopsia. Oltre alla terapia prescritta, è fondamentale correggere le condizioni ambientali che mantengono la cute bagnata.

Sudore, attrito, sottosella non puliti, finimenti Inadeguati e coperte fatte indossare su un mantello umido possono favorire macerazione della pelle, irritazione e predisporre all’insorgenza di infezioni batteriche secondarie. Anche le lesioni dei pastorali non dovrebbero essere considerate una patologia a se stante. Dietro un quadro apparentemente identico possono infatti esserci l’irritazione meccanica, infezioni, parassiti, fotosensibilizzazione, vasculiti o disturbi linfatici.

Disinfettanti aggressivi possono irritare ulteriormente la cute, mentre antibiotici e cortisonici impiegati in maniera arbitraria possono risultare inappropriati e modificare alcuni reperti clinici o di laboratorio. La scelta dei trattamenti e il momento dei prelievi devono essere stabiliti dal veterinario. Anche la tosatura, la rimozione delle croste e l’impiego di prodotti, prima di essere messi in opera, richiedono una valutazione caso per caso, soprattutto se in presenza di dolore o lesioni estese.

Dermatofitosi, un problema per tutta la scuderia

La dermatofitosi è un’infezione fungina contagiosa che interessa pelo e strati superficiali della cute. Nei cavalli è associata soprattutto al genere Trichophyton e tende a manifestarsi più facilmente nei soggetti giovani o debilitati e nelle condizioni che favoriscono il contatto con animali o attrezzature contaminati.

Le lesioni possono iniziare come piccole papule e aree desquamate, per poi trasformarsi in zone alopeciche tondeggianti ma la forma circolare non è sufficiente per la diagnosi, in quanto follicoliti batteriche, alopecia areata e alcune forme di sarcoide possono presentarsi in modo simile. La conferma può richiedere l’esame microscopico dei peli e delle desquamazioni, una coltura fungina o test Pcr (Polymerase chain reaction).

La malattia può risolversi spontaneamente nell’arco di settimane o mesi ma attendere comporta il rischio di diffonderla ad altri cavalli e alle persone. La dermatofitosi è infatti una zoonosi. Isolamento del soggetto, trattamento farmacologico scelto dal veterinario, raccolta e smaltimento dei peli e del materiale contaminato e pulizia e disinfezione di finimenti, coperte e attrezzature fanno quindi parte dello stesso intervento. L’eventuale tosatura deve essere anch’essa valutata dal veterinario. Spazzole, spugne e sottosella del soggetto infetto devono essere tenuti separati ed adeguatamente trattati con finalità igienizzanti. A tal proposito, è sempre consigliabile evitare l’uso promiscuo delle attrezzature, facendo sì che ogni cavallo abbia il proprio set per il governo.

Noduli e pigmentazione richiedono attenzione

Un nodulo può derivare da una reazione infiammatoria, un corpo estraneo, una puntura, una cisti o una neoplasia. Tra i tumori cutanei più frequenti del cavallo figurano sarcoide, melanoma e carcinoma squamocellulare.

Il sarcoide è una neoplasia cutanea non metastatica che può essere localmente aggressiva e presenta una significativa tendenza alla recidiva, soprattutto dopo trattamenti incompleti. Può apparire come una zona glabra e desquamata, una formazione verrucosa, un nodulo sottocutaneo o una massa ulcerata. Traumi e interventi non pianificati possono favorirne il peggioramento. Anche l’opportunità di effettuare una biopsia deve essere valutata dal veterinario nell’ambito della strategia diagnostica e terapeutica.

Il melanoma è particolarmente comune nei cavalli grigi e compare spesso sotto la coda, nelle regioni perianale e genitale, sulle labbra, sulle palpebre e nella regione sottomandibolare. Molte formazioni crescono lentamente mentre altre possono diventare invasive o metastatizzare. Non è quindi saggio sottovalutarle. Nel cavallo grigio, la predisposizione può essere di origine genetica e non va confusa con i danni causati dall’esposizione solare.

Le aree cutanee prive di pigmento ed esposte al sole richiedono particolare protezione, anche per il rischio di danni attinici e carcinoma squamocellulare, soprattutto nelle sedi perioculari e mucocutanee. Una depigmentazione può seguire un trauma o un’infiammazione, mentre la vitiligine produce chiazze depigmentate generalmente senza altre alterazioni cutanee o sistemiche. Ogni area ulcerata, proliferativa, sanguinante o non cicatrizzante deve comunque essere esaminata accuratamente.

Anche le anomalie del mantello possono segnalare problemi sistemici. Nel cavallo adulto o anziano, un pelo eccessivamente lungo e persistente, che non viene perso secondo il normale ciclo stagionale, costituisce un quadro di ipertricosi fortemente associato alla disfunzione della pars intermedia dell’ipofisi, o Ppid (Pituitary pars intermedia dysfunction). Anche un ritardo nella muta merita attenzione, pur non equivalendo da solo a una diagnosi.

Le informazioni utili al veterinario

Prima della visita del veterinario può rivelarsi particolarmente utile documentare l’evoluzione con fotografie e annotare quando sono comparse le prime lesioni, dove erano localizzate e con quale velocità si sono diffuse. Devono essere segnalati eventuali cambiamenti di scuderia, alimentazione, lettiera, detergenti, farmaci, finimenti o coperte, oltre alla presenza di prurito, febbre, dolore o calo delle condizioni generali.

È importante riferire se altri cavalli o persone presentano lesioni simili e indicare tutti i prodotti già applicati e i farmaci somministrati. Alcuni trattamenti possono modificare l’aspetto della cute, ridurre la possibilità di identificare un agente infettivo o alterare i reperti istologici. Il veterinario potrà così scegliere gli esami e il momento più adatto per eseguirli.

Mantenere il mantello nelle condizioni appropriate, evitando umidità persistente e macerazione, curare la pulizia degli ambienti, utilizzare attrezzature individuali, controllare gli insetti e verificare l’idoneità dei finimenti aiuta a ridurre diversi fattori di rischio.

La regola più importante rimane il tempismo. Davanti a una lesione persistente, estesa, dolorosa o sospetta per contagiosità, intervenire presto aumenta le probabilità di individuare la causa prima che autotraumatismi e complicazioni ne rendano più difficile il riconoscimento.